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30 Serate in Italiano




Racconti bilingui  Livello B1







Come usare questo libro /    


Questo ? un libro di trenta brevi racconti, uno per ogni sera di un mese, scritti per chi sta imparando l'italiano a livello B1. Ogni storia viene raccontata due volte: una in italiano, e una in una traduzione russa naturale e letteraria  non ricalcata parola per parola, ma un testo che suona come se un autore russo avesse raccontato la stessa storia da zero.

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Il libro ? organizzato in brevi blocchi alternati: un paragrafo in italiano, seguito subito dallo stesso paragrafo in russo, in corsivo. Cos? non serve mai saltare a un'altra pagina n scorrere fino a una sezione separata per controllare qualcosa  le due lingue sono sempre una accanto all'altra.

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Non esiste un unico modo corretto di leggere questo libro, ma ecco un metodo che funziona bene per la maggior parte dei lettori. Leggi prima il paragrafo in italiano, per intero, anche se qualche parola o costruzione non ? chiara  prova a indovinare il senso dal contesto prima di guardare pi? sotto. Poi leggi il paragrafo in russo che segue, non per tradurre parola per parola, ma semplicemente per confermare quello che hai capito, o per chiarire quel dettaglio o due che ti sono sfuggiti. Passa al blocco successivo e ripeti. Alla fine di una storia, l'avrai letta tutta in italiano, con una rete di sicurezza proprio sotto ogni paragrafo, invece di un dizionario da cercare a parte.

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Se ti senti pi? sicuro, prova a leggere prima un'intera storia in italiano, dall'inizio alla fine, senza mai guardare sotto, e solo dopo ripassa il testo in russo per controllare i punti in cui hai avuto dei dubbi. In ogni caso, non cercare di capire il cento per cento al primo tentativo  da un lettore di livello B1 ci si aspetta che colga il senso generale e l'atmosfera di una storia senza capire ogni singola parola, ed ? proprio per questo livello che queste storie sono state scritte.

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Ogni storia si legge in italiano in circa venti-venticinque minuti  pi? o meno la durata di una serata, da cui il nome del libro. Non serve leggerne pi? di una al giorno, e non c'? nessun problema se la lettura ? ancora pi? rada. Le storie non sono collegate tra loro e possono essere lette in qualsiasi ordine, anche se sono state scritte per essere lette una serata alla volta, in ordine, come suggerisce il titolo.

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Questo ? praticamente tutto. Trova una poltrona comoda, scegli una serata  e comincia dal Giorno 1.

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GIORNO 1





Il disegno sul biglietto


Avevo esattamente quattro minuti per prendere il treno, e per tre di quei minuti ho corso.

     ,    ,      .

La stazione di Edimburgo Waverley un venerd? pomeriggio non ? il posto ideale per una corsa. C'era gente dappertutto: turisti con le valigie, un venditore di fiori, un gruppo di scolari che non aveva nessuna intenzione di farsi da parte. Sono passata di corsa in mezzo a tutti, con la borsa che mi sbatteva sulla schiena e il caff? che schizzava fuori dal buchino del coperchio, e sono arrivata al binario tre giusto in tempo per vedere le porte del treno delle 14.32 per Londra chiudersi proprio davanti a me.

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No, no, no ho detto, senza rivolgermi a nessuno in particolare.

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Il prossimo treno diretto per Londra partiva solo tra due ore. Due ore volevano dire perdere completamente la festa di compleanno di mia sorella, ed Elle non me lo avrebbe mai perdonato. Sono rimasta ferma un secondo, cercando di capire cosa fare, quando ? passato un controllore e ha detto: Se deve andare a sud, dal binario cinque sta partendo adesso un treno. Lento, ma la porta a destinazione.

         .   ,       ,       .   ,  ,  ,      :    ,       . ,  .

Non ho fatto domande. Ho semplicemente corso.

      .  .

Sono saltata in carrozza letteralmente dieci secondi prima della partenza, e le porte si sono chiuse alle mie spalle con un segnale acuto. Sono rimasta nel corridoio, senza fiato, stringendo il caff? come se fosse l'unica cosa a tenermi in vita, e ho pensato: perfetto, ce l'ho fatta.

         ,        .    , ,    ,    ,     ,  : , .

Ho capito il mio errore solo venti minuti dopo.

        .

Mi scusi ho chiesto alla signora seduta di fronte, dopo aver trovato finalmente un posto, questo treno va a Londra?

 ,      ,   ,      ?

Alla fine s? ha detto lei, ridendo un po'. Solo che prima si ferma altre dieci volte. Berwick, Newcastle, York... Non lo sapeva?

     ,      .        . , , ...    ?

Ho guardato il piccolo schermo sopra la porta. Prossima fermata: Dunbar. Arrivo a Londra: 22.41.

      .  : .   : 22:41.

Ero uscita di casa per arrivare per le sei. Erano le due e mezza.

   ,    .    .

Mi sono appoggiata allo schienale e ho chiuso gli occhi. Non c'era pi? niente da fare: il treno era ormai in corsa, e scendere alla fermata successiva avrebbe solo complicato tutto. Ho tirato fuori il telefono e ho scritto a mia sorella: Elle, scusa, ho preso il treno sbagliato, forse arrivo molto tardi. Lei ha risposto quasi subito: Sciocchina. Va tutto bene, arriva quando puoi. La torta non scappa.

       .          ,          .      : , ,      ,    .    : .  , ,  .    .

Ho rimesso via il telefono e mi sono guardata intorno per la prima volta con attenzione. L'unico posto libero nella carrozza era accanto a un uomo con uno zaino e un libro tascabile, le cuffie appese al collo invece che nelle orecchie. Ha alzato lo sguardo quando mi sono seduta.

       .                ,      ,    .   ,   .

Treno sbagliato? ha chiesto.

   ?   .

Si vede cos? tanto?

  ?

? la faccia ha detto. Chi sale su questo treno per sbaglio ha sempre la stessa faccia. La vedo spesso.

   ,   .   ,      ,      .    .

Lo prende spesso?

     ?

Quasi ogni settimana, in realt?. Mi piace pi? di quello veloce.

   , -.    ,  .

L'ho guardato come se avesse appena confessato di amare andare dal dentista. A chi pu? piacere un treno lento?

    ,     ,     .       ?

Ha sorriso e non ha risposto subito. Invece ha girato il libro per mostrarmi la copertina: un piccolo album fotografico, foto in bianco e nero della costa. Ecco perch ha detto. Aspetti ancora venti minuti. Capir? da sola.

     .      ,       , -  .   ,   .     .  .

Si chiamava Tom. Durante la settimana lavorava nell'informatica  lo ha detto con un tono che sembrava gi? scusarsi per l'argomento noioso  mentre nei weekend fotografava la costa tra Edimburgo e Newcastle. Lo faceva da tre anni. Aveva persino fatto un piccolo libro con le sue foto, proprio quello che teneva in mano, anche se la parola fatto l'ha pronunciata come se fosse una cosa da niente: in realt? aveva solo trovato online una tipografia che gliene aveva stampate cinquanta copie.

  .       IT      ,   ,   ,          .     .           ,    ,      ,   :         ,     .

E le comprano? ho chiesto.

   ?   .

Mia madre ne ha comprate dieci ha detto. Quindi statisticamente s?, la domanda c'?.

     ,   .      ,  .

Ho riso per davvero, per la prima volta da quando avevo perso il treno. Poi ? arrivato il carrello delle bevande, e lui ha comprato due caff? senza chiedermi granch se li volessi, e io non ho protestato  discutere per un caff?, dopo una giornata cos?, era gi? oltre le mie forze.

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Venti minuti dopo ho capito cosa intendeva.

    ,     .

Il treno ? uscito lungo la costa, e all'improvviso da un lato non c'era altro che il mare  grigio e dorato nella luce del pomeriggio, con piccole onde che si infrangevano lontano sotto i binari. Su una collina c'era un vecchio castello in rovina, come se non avesse pi? nessun altro posto dove stare. Poi una spiaggia deserta, poi scogliere, poi di nuovo il mare. Ho posato il caff? e mi sono limitata a guardare.

   ,        ,         ,   ,     .      ,        .   ,  ,   .      .

Vede? ha detto Tom.

 ?   .

Va bene ho ammesso. ? davvero meglio di una riunione di lavoro con vista sulla finestra di King's Cross.

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Di solito reagiscono tutti cos?.

     .

Dopo quel momento abbiamo parlato a lungo  di niente di particolarmente importante, semplicemente come si parla con una persona che probabilmente non si rivedr? pi?, e che per qualche motivo scioglie la lingua pi? del normale.

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E lei cosa fa, quando non perde i treni? ha chiesto lui.

     ,     ?   .

Lavoro in una casa editrice. Soprattutto leggo manoscritti. Libri di altri, storie di altri.

   .    .  ,  .

E le piace?

  , ?

Quasi sempre. C'? un libro che ho letto l'anno scorso e a cui penso ancora  un romanzo su una donna che si trasferisce in un altro paese e non riesce a decidere se vuole tornare a casa. Credo di averlo letto quattro volte, ancora prima che lo pubblicassimo.

  .   ,                 ,         ,     . , ,    ,   ,    .

Mi sembra un bel problema. Leggere qualcosa cos? tante volte che non fa mai in tempo ad annoiarti.

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E lei? A parte i treni e i biscotti.

  ?    .

Ha pensato un secondo, girando il bicchiere tra le mani. C'? una foto che ho fatto due inverni fa ha detto. Un pescatore che tira in secco la barca durante una tempesta. Il tempo era terribile  ho quasi fatto cadere la macchina fotografica in mare per riuscire a fare quello scatto. Una volta l'ho mostrata a una piccola mostra in un bar, e una donna che non conoscevo si ? fermata davanti e si ? messa a piangere. Non per dolore. In un altro modo.

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E lei cosa le ha detto?

     ?

In realt? niente. Sono rimasto l? vicino  avevo la sensazione che disturbarla non fosse giusto.

 - .      ,    .

Questa ? probabilmente la cosa pi? bella che ho sentito in tutta la settimana.

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Attenta ha detto lui. Quella era la mia battuta. L'avevo gi? usata prima.

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Posso rubargliela. Lei mi ha rubato il bracciolo un'ora fa.

    .        .

Assolutamente no.

  .

Eccome se l'ha rubato.

   .

A un certo punto il treno ha avuto uno scossone brusco  sugli scambi vicino a Berwick  e il mio caff? si ? rovesciato proprio sul suo libro.

 -                  .

Oddio ho detto. Mi dispiace tantissimo.

 ,   .    .

Non ? niente ha detto, scuotendo con cautela il libro, da cui cadevano a terra gocce marroni. Alla pagina dodici c'? gi? una macchia di caff?. Adesso ce n'? una anche sulla copertina. Ha pi? carattere.

  ,   ,   ,       .          .     .  .

Lei la prende con una calma sorprendente.

      .

Una volta ho fatto cadere in mare un'intera macchina fotografica per uno scatto ha detto. Una macchia di caff? non si pu? paragonare.

          ,   .        .

Abbiamo mangiato i biscotti del carrello  quelle piccole cose secche che a nessuno piacciono davvero  e chiss? come si sono rivelati pi? buoni del previsto. Fuori la luce cambiava: dall'oro passava a un arancione profondo, poi il mare si ? scurito e il cielo sopra ? diventato rosa, e per un po' siamo rimasti entrambi in silenzio. Non era un silenzio imbarazzante. Era il tipo di silenzio in cui non serve riempire la pausa con le parole.

         ,     ,   -   ,    .   :     ,   ,      ,  -    .     . ,       .

Posso farle una domanda? ho chiesto, pi? o meno all'altezza di Newcastle.

  ?    -  .

Prego.

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Se prende questo treno ogni settimana solo per il panorama, perch non fa semplicemente una passeggiata lungo la costa? Non sarebbe pi? semplice?

           ,       ?      ?

Ha pensato un secondo. Mi piace arrivare da qualche parte guardando qualcosa di bello ha detto. In una passeggiata, prima o poi devi girarti e tornare a casa. Sul treno invece continui semplicemente ad andare avanti, e appare sempre qualcosa di nuovo.

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Non mi ? venuta in mente nessuna risposta arguta, cos? ho semplicemente annuito, e abbiamo guardato insieme sparire gli ultimi raggi di luce.

     ,     ,    ,     .

A York il treno si ? fermato per ben otto minuti  qualcosa legato al cambio di macchinista, ha spiegato la voce dall'altoparlante, con quel tono piatto di chi lo spiega ormai per la centesima volta. Tom si ? alzato e ha afferrato lo zaino.

        -    ,     ,   ,       .     .

Venga ha detto. Sul carrello ? rimasto solo patatine, e io ho un principio: non mangiare patatine a cena pi? di due volte al mese.

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? un record personale che ha paura di battere?

   ,    ?

? una questione di principio.

   .

Siamo corsi  corsi per davvero, cosa quasi buffa se si pensa a come era iniziata quella giornata  lungo il marciapiede fino a un piccolo negozio di panini, e ci siamo messi in una coda che si muoveva troppo lentamente per due persone che, in fondo, sapevano benissimo che i treni non aspettano nessuno. Ho comprato un panino che non volevo nemmeno, solo perch la cassiera aveva gi? preso i miei soldi ed era troppo tardi per ripensarci. Tom ha afferrato due tavolette di cioccolato e non ha nemmeno aspettato il resto.

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Siamo tornati sul marciapiede proprio nel momento in cui le porte hanno iniziato a suonare, e siamo saltati dentro con la stessa fretta con cui era iniziata per me quella giornata  solo che stavolta ridevamo, invece di andare nel panico.

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Sa una cosa ho detto, riprendendo fiato, aprendo il panino, per essere uno che prende il treno lento perch lo rilassa, lei riesce sempre a farcela all'ultimo secondo.

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Non ho mai detto che il treno lento rilassa ha detto. Ho detto che mi piace. Non ? la stessa cosa.

    ,    ,   .   ,    .      .

Quando ci siamo seduti di nuovo, fuori era ormai buio e la carrozza si era svuotata parecchio. Per un po' abbiamo parlato di musica  ci piacevano gruppi quasi completamente diversi, e la conversazione si ? trasformata in una discussione che ? andata avanti quasi fino a Peterborough: lui difendeva un cantante che io trovavo del tutto insopportabile, io difendevo un album che lui aveva definito musica da ascensore, solo pi? triste. A un certo punto ha messo una delle sue canzoni e mi ha costretta ad ascoltarla con un solo auricolare in comune, le nostre teste quasi vicine sopra il piccolo schermo, e mi dispiaceva ammettere che la canzone non era poi cos? male.

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D'accordo ho detto. Non ? terribile.

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La cosa pi? bella che mi hanno detto in tutta la settimana.

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Da qualche parte dopo, mi sono appisolata per una ventina di minuti, con la testa appoggiata al finestrino, e mi sono svegliata quando il treno ha iniziato a rallentare e fuori sono comparse le luci di Londra  sempre pi? numerose, sempre pi? vicine tra loro, finch i campi bui non si sono trasformati in strade, e poi nel trambusto luminoso della citt? di notte.

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Ci siamo quasi ha detto Tom.

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Ho sentito qualcosa di strano  una piccola, ridicola tristezza per il fatto che il viaggio stava per finire, anche se ero gi? in ritardo di un'ora e mezza per una torta che nemmeno avevo ancora assaggiato.

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King's Cross, dopo quelle ore tranquille, ? sembrata rumorosa e luminosa. Siamo scesi insieme, senza esserci messi davvero d'accordo, e abbiamo camminato lungo il marciapiede fianco a fianco, parlando poco, entrambi consapevoli che tra un minuto ci saremmo separati  e che, molto probabilmente, tutto sarebbe finito l?.

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Ai tornelli si ? fermato.

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? strano dirlo a una persona che conosco da quattro ore ha detto, ma ho passato una bella serata. Migliore del solito.

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Anch'io ho detto, ed era vero, cosa che mi ha sorpresa un po'.

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Non mi ha chiesto il numero. Ha invece strappato un angolo del biglietto che aveva in tasca, ci ha scritto qualcosa con una penna presa dallo zaino e me l'ha porto.

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Per il caso in cui prenda di nuovo il treno sbagliato ha detto. O quello giusto. Va bene anche quello.

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Ho preso il foglietto, ho detto qualcosa di non particolarmente intelligente in risposta, e ci siamo separati: lui verso la metropolitana, io verso il parcheggio dei taxi, con un ritardo per la torta di mia sorella ancora maggiore di quello con cui era arrivato il treno.

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In taxi ho guardato il foglietto. Solo un nome e un numero, scritti con una grafia leggermente irregolare, e accanto un piccolo disegno di un treno, che mi ha fatto ridere ad alta voce, da sola, sul sedile posteriore.

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Ho scritto un messaggio, l'ho cancellato, ne ho scritto uno pi? corto, l'ho riletto tre volte e, prima di poterci ripensare ancora, ho premuto invia.

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Grazie per i biscotti. E per la musica orribile.

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Il taxi ha svoltato sul ponte, e intorno a me si ? aperta Londra, tutta luci e rumore  e da qualche parte alle mie spalle l'uomo che conoscevo da quattro ore stava probabilmente scendendo in metropolitana. Non avevo idea di cosa sarebbe successo dopo  sapevo solo che, per la prima volta da tanto tempo, questo non mi spaventava affatto.

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