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ISBN978-5-0064-7212-9 (. 19)

ISBN978-5-4498-0254-5

     Ridero












Io qui ritraggo le idee di una plebe ignorante, comunque ingran parte concettosa ed arguta, e le ritraggo, dir?, col concorso di un idiotismo continuo, di una favella tutta guasta e corrotta, di una lingua infine non italiana e neppur romana, ma romanesca. (G.G.Belli, Introduzione ai Sonetti).

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LARTE MODERNE


		Questo pellarte? un gran zecolo raro!
		Vi? er padrone e mme disce: Furtunato,
		va cqui ggi? da Scipicchia er mi libbraro,
		che tte dii quer Bruttarcocho ccrompato.

		Vado, lui me d? un libbro, e, Ffratel caro,
		disce, guardate che nun ? ttajjato.
		Io me lo pijjo, e usscito che ss?ar chiaro
		lopro e mmaccorgo ch? ttutto stampato.

		Stamp? un libbro va bbe; mma invent? llusi
		da potesse potstamp? la stampa
		su le facciate de li fojji chiusi!

		Io sce scommetto, che ssi cqua ssecampa
		un po ppi? allongo, lommini s? mmusi
		da fa scriveun zomaro co la zampa.

		1835









 


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LI PADRONI SBISB?TICHI


		Lui la intenneaccus?? Dd?jjela vinta:
		tanto co ll?ro er repric? nnun vale.
		Tanto come che ffai sempre fai male.
		Li padroni s?ttutti duna tinta.

		Ppi? dder mio? Disce: Scerca aGgrotta-pinta,
		nummero tale, er carzolaro tale,
		e dd?jje che mmallarghi sto stivale,
		e cche ggi? cquesta che mme fa ? la quinta.

		Io curro, vedo suna portanova
		scritto Bottierre, che vvo dd?bbottaro,
		torno appalazzo, e ddico: Nun zetrova.

		E llui sinfuria, me d? dder zomaro,
		me sbatte infaccia una manata dova,
		e pprotenneche ll? cc? un carzolaro.

		1833






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LACCIMATURE DE LA PADRONA


		Seva ala Valle, s?, mma cchi ssa cquanno!
		? attaccato, ? attaccato: eh, la siggnora
		la carrozza la v? ssempre abbonora,
		eppoi linchioda ggi? incortile un anno.

		Cosa fa adesso? Adesso sesta armanno
		ala toletta; eavanti che stamora
		se faccibbianca e nariscappi fora,
		ggi? le ggente ar teatro se ne vanno.

		Prima de congeggn? ttutte le stecche,
		de situ? li cusscinetti ar posto,
		de stiracchi? cquele pellacce secche

		(tutte imprese da fassedanniscosto,
		secunnum ?rdine Merchisedecche),
		principia allujjo e ttermina dagosto.

		30agosto 1835. 












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LA SPIEGAZZIONE


		Che rrazza de dimanneoggi me fai?!
		Cosa v? dd? Cconzurta, Datar?a,
		e Bbongoverno, e Llemosiner?a!
		Che tte premeno att ttutti sti guai?

		Bbubb?, bbubb?, nnun la finischimai!
		Oggni ggiorno una nova fantasia!
		Ha rraggione sta matta de tuzia,
		che pe cciarvello sci?ipancotto, sci?i.

		Vai stroligannosu li fatti antichi!
		Se vede bbe cche nun hai da f? un cazzo,
		fijjolo mio, che Ddio te bbenedichi.

		Dunque, al, dd?mo gusto ar dottorazzo:
		aRroma ste parole che ttu ddichi
		nun zo antroche nnomi de Palazzo.

		1831






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ER PASSO DE LE CARROZZE


		Quante carrozze pe Strada Papale!
		Chi ? cquesto che jje porteno lombrello
		co ddu fiocchi appoggiato aun ancinello?
		? un papastro. E ssarebbe? Un cardinale.

		Dite, e cquelantroincarrozzino? Quale?
		L?, ccr fagotto pavonazzo Ah, cquello
		? un prelato che ttorna dar mascello.
		E cched?sto mascello? Er tribbunale.

		E sta siggnora incarrettella? Questa
		? una puttana da scento monete,
		chha ddritto de pass? ppe ddonna onesta.

		Cqua intimonellachi cce va? Un dottore.
		E insta bbastardaun prncipe? No, un prete.
		E ll? acquattro cavalli? Un fornitore.

		18gennaio1837






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LE CREANZE ATTAVOLA


		S? er barbozzodar piatto. Uh cche ccapoccia!
		Madonna mia, tenteme le mane.
		Sora golaccia, al, mmaggnamo er pane,
		presto, e ar cascioraschiamoje la coccia.

		E adesso che pprotennico sta bboccia?
		De pijj? na zzarlacca? Er ciurlocane!
		Se n? strozzatedu fujjette sane,
		e mm sse v?assciug? ll?rtima goccia!

		Bbe, ssiavete ppi? ssete sc? la bbrocca.
		Ggi? er bicchiere, e iggnottitequer boccone,
		ch nun zebbeve cr boccone inbocca.

		Eh cciancica, te pijji una saetta!
		Nun inciaff?, ingordaccio bbuggiarone
		E la sarvietta? porco; ela sarvietta?

		1835




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LA STATURA


		Te tufatanto att dd?sse schiavetto?
		Oh gguarda! eamm mme parer?a na sorte.
		Campi co ppoco, spennimeno inghetto;
		te la sscivoli mejjo da la corte,

		nun batti allarchitrave de le porte,
		p?i f? da servitore e da ggiacchetto,
		te p?i copr? cco le cuperte corte,
		te p?i stenneinqualunque cataletto;

		entri ar teatro cr bijjetto franco
		tra ppanze e cculi; eind?ve sc? la festa
		hai la patente de mont? ssur banco.

		E tte metto per urtimo guadaggno,
		che ssivvonno azzeccatteinne la testa,
		quarche sassata tua tocca ar compaggno.

		1835






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*     (1776 1866)      1834. ( 1838.)





LE SUPPRICHE


		Cosa fai co ste suppriche? Propali
		tutte le tu miserie, offarze ovvere,
		perdi tempo, strapazzi er tu mestiere,
		bbutti via carta, logri scarpe, e ssciali.

		Oh ffiguretet? ssier Tesoriere,
		cha da sfam? ssettanta cardinali,
		v? dd? rretta ali nostri momoriali!
		L?vetelo da testa: s? gghimere.

		Io sci?intese un mijjaro de perzone,
		e ttutte s? arimaste pe sperienza
		de la mi stessa medma oppiggnone.

		Prima bbisoggner?ache Ssu Eccellenza
		imparassiaccap? ccheddistinzione
		passa tra cchi ha cquadrini e cchi nn? ssenza.

		30gennaio1835






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  (La Smorfia)     ,      90-  (  : 12 ; 78 )

*     (1756 1833)    (1763 1833); 13 1833:  ,          80.     ,       19 1833:    ,     ,           ,            (  . )










LE REDIT?


		S? mmorti du prelati, du angeletti,
		du ggioje, du tesori, du modelli:
		ma ppropio, credi amm, ddu santarelli
		da mtteliperliquieali bbrevetti.

		Ereno ar Monno tanto guittarelli,
		che appena hanno lassato, poveretti,
		drento accerti sfassciumi de cassetti
		cento mijjoni, ar pi?, dde quadrinelli.

		E vv?i sap li poveri prelati
		sti pochi quadrinelli messi apparte
		acchi ingrazzia de ddio lhanno lassati?

		Va accerca drento inner libbro dellarte
		dodisci e ssettantotto, e, cconfrontati,
		troverai tanto da sbrojj?le carte.

		20gennaio1833




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UN FELONIMO


		Perch er zor Dezziosenza moveundeto
		va ssempre bben carzato e bben vistito?
		Lo volete sap? pperch? mmarito
		de la mojje dun prete: ecco er zegreto.

		Er bon deggno eccresiastico, anni arr?to,
		lo conobbe pe un giovene compito:
		je messe amore, e jjasseggn? ppulito
		er frutto de la viggna de Corneto.

		Cuanno vedete un omo sfaccennato
		che vve fa lo screpantee r zostenuto,
		guardate avanti attutto s? ammojjato.

		S`? scapolo, ha cquarchantrarma dajjuto:
		olluggnalonghe, offra ddenti e ppalato
		un pezzetto de carne un po ppizzuto.

		1833




  


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LA CCHIESA DA CONFESSASSE


		Tu ccredi che, ppe ff? la confessione,
		qualunque cchiesa sia, sempre ? listessa,
		perch, ddovunque se p? dd?la messa,
		ce se p? ppurof? le devozzione.

		Eppuro Monziggnore er mi padrone
		te sce farebbe perde la scommessa,
		perch ppiuttosto lui nun ze confessa
		sinun va ala Ritonna: eha gran raggione.

		Mica ? la divozzion de la Madonna,
		sai?, ch? instaffari cqua llui nun fa ttesto;
		ma pper unantra idea va ala Ritonna.

		Lui se scorticall? ssolo pe cquesto
		che tte dichio: da quela bb?scia tonna
		li scorpionisvaporeno ppi? ppresto.

		1835









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LI GGIOCHI DE LA FURTUNA


		Acquer zor tale, quanno magro e affritto
		fasceva er torcimano aun rigattiere,
		la miseria, le trappole, er mestiere,
		e ttutto quer che vv?i, jera dilitto.

		Oggi perantroche nun ? ppi? gguitto
		e ha ccrompatoun croscion da cavajjere,
		te lincenzeno intutte le maggnere
		e incasa, e ffor de casa, e avvosce e inscritto.

		Oggi ? bbello, oggi ? bbono, oggi ha ttalento,
		oggi fa bbene, e nun zesbajjamai,
		oggi siarrubbatre mmerita scento.

		Malappenasei ricco, indu parole,
		bbasta un cerino ammostr? cchiaro chai
		vert? cche pprima nun scopriva er zole.

		1835




 


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   ,     (https://www.litres.ru/book/dzhuzeppe-belli/rimskie-sonety-ch-19-71218942/)  .

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