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   (17911863)    ,     2279    .    ,      ,          XIX .    :     ,     ,      .     ,  ,         .





 

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ISBN978-5-0062-6014-6 (. 17)

ISBN978-5-4498-0254-5

     Ridero












Io qui ritraggo le idee di una plebe ignorante, comunque ingran parte concettosa ed arguta, e le ritraggo, dir?, col concorso di un idiotismo continuo, di una favella tutta guasta e corrotta, di una lingua infine non italiana e neppur romana, ma romanesca. (G.G.Belli, Introduzione ai Sonetti).

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LO SPOSODE NANNA CUCCHIARELLA


		Sar? tt?sico er vostro maritaccio,
		sora bbrutta maliggna sputa-fele,
		ma nn? er regazzomio, ma nn? Mmicchele,
		che smover?a Castello cr un braccio.

		Io lho sscertoco ttutte le gautele,
		e inquesto so bbe io cosa me faccio.
		Mosscio aMmicchele mio! Micchele un straccio!
		Fijja, santa Lusc?a occhi e ccannele.

		Lo so io si cched?: rrosicarella
		de nun avello voi; ma inquesto tanto
		Squacqueraqu?jjasqu?cquera, sorella.

		Tisico acquer gigante, acquer campione,
		acquer colosso che pp? ddasse er vanto
		dun par de porzi da corc? Ssanzone!

		1835






..  .1826




 


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* ,  ,    ;  ,     (1795 1857),    ,      1822.





LA SIGGNORA PITTORA


		La mi padrona (e mmica sce prosume)
		frabbica scerti cuadri de pittura,
		che ssi vvi?aRroma la madre-natura,
		pe rrabbia, te dichio, se bbutta affiume.

		Ha inventato una spescede custume
		darberi, co una sorte de figura
		de bbestie, che nnun fo ccaricatura
		te far?anosbasc?dde tenerume.

		? llesta, che ddipiggne per assarto;
		e averessi da vedecuer cuadrone
		che ffesce jjeri attredisciora e un cuarto.

		Er giornavanti lei me mann? attrova
		un Monz? addimannajje unistruzzione
		pe ff? la lusce de la luna nova.

		1833






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*  ⻠ ,  ,      .   (     ), ,   ..   (Otto santi) XIV . (    XI    )





UN BER QUADRO ASGUAZZO


		Quanno vojjate vdeun quadro raro,
		m?a! un quadro propio accicciosor Cammillo,
		lei se ne vadi ar vicolo der Grillo
		nummero trentasei sur zaponaro.

		Bbe, ll? cc? ar muro un purgatorio chiaro
		dipinto color dostia da siggillo;
		e ttramezzo ale fiamme e alo sfavillo,
		che ppare una fuscina de chiavaro,

		Ce s?ottanime sante, e ssopracquelle
		du angeli collabbiti de festa
		che vv?teno du gran brocche de stelle.

		S?, stelle, stelle, s?, pparlo sur zerio;
		e ddu bbrocche de stelle su la testa,
		dico, ve pare poco arifriggerio?

		1837






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  (1673 1750)   ,   

   (10);

C 10

*      - (,  . ࠖ 50-   ) - (6); ,          ( 1835. 19,      La Santa Pasqua)





LARBANISTA


		No, ssor Luca mio caro: du cassette
		tutta-nosce, imbrunite e ffilettate,
		nun ve le posso f? ssinun medate
		la granne unisci scudi e llantra sette.

		Men daccus? nnun ve le posso mette;
		e ccredeteme amm cche ss? arrubbate.
		Maa, averete du cose arissettate
		come ddu orloggi de Sacchesorette.

		Voi vedete er lavore; eppoi sur resto,
		ggiulioppi?, ggiulio meno, tra denoi
		nun ce sar? cche dd?: nnun parlo onesto?

		Dunque accus? arrestamo. Quella sciuca
		laverete oggi aotto, e llantrapoi
		pe ppasqua. Oh, arivedendoscesor Luca.

		19aprile1834









 


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*  = 100, ࠖ 60(  1015)

*           

 (?)     (1769 1846)  ,  ,    

 (?)   (1792 1870),  ;   -; 1818.   VII      .         , -     .   XVI     ,      -       . 





ER VITTURINO ARUVINATO


		Che maricconti amm, ssi bbenedetto,
		de cuer car monno ? bbene e cquer ch? mmale!
		Cuaggi?, sse sa, nun c? pper poveretto
		n ggiustizzia, n? Ddio, n? ttribbunale.

		Me mannassino puro ano spedale,
		nun me vojjo d? mmica un cristinpetto;
		per? allantri carzoni? cche llaspetto:
		ma llaspetto ar ggiudizziuniverzale.

		Pe ttre ppiastre futtute de gabbella,
		cher Papa ha mmesso pe arricch? er zor Conte,
		magn?mmese cavalli e ccarrettella?!

		Che sse strozzinoer carro de Fetonte!
		ma cce vieranno ll?, ddio serenella,
		co ttuttecuante ste gabbelle infronte!

		1832






..1827




 


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*   (1760 1834) 5 ,   ;  ,    ,   





LI FIJJI CRESSCIUTI


		Questi li vostri fijji?! Guarda, guarda
		che ppezzi de demoni! E ppare jjeri
		quanno abbitavioale stalle dArtieri
		cuno era unaliscetta, uno una sarda!

		Ve se s? ffatti du stangoni veri.
		Nun ce mancantrocqua, ssora Bennarda,
		che mmuntura, giacc?, schioppo e ccuccarda
		pe dd? ar Papa un berpar de granattieri.

		Come scarrozza er tempo! Ggi? ddiescianni
		passati comun zoffio! Eh, nnun c? ccaso,
		li piccinini cacceno li granni.

		Antrocqua cche Ggol?a e che Ssanzone!
		Ce v? la scala pe ttoccajje er naso.
		Cos? er Monno! ? una gran meditazzione.

		1835






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     (5)





LI FRATELLI DE LA SORELLA


		De li fratelli bboni, ? vvero, Tt?ta,
		che ssi ne trovi dua so ccasi rari;
		ma li mii! li mii poi so ppropiocari
		come ddu catenacci de segreta.

		Storti, scontenti, menacciuti, avari:
		tutto li fa strill?, ttutto linquieta
		E ttu mme dichi: Sei naccia de seta!
		Vatte aingrass? cco sti bbocconi amari.

		Cualunque sciafrer?aporteno addosso,
		tutto ha da ussc? dda ste povere mane:
		e Iddio ne guardi si jje chiedo un grosso.

		Io r cammino, io la scopa, io le funtane
		Cuann? la sera nun ci?ssano un osso!
		Inzomma, via, sceschiatterebbe un cane.

		1833




ɠ1832


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*   1832.   5 ,  13 1832.    (     )

*        (    , ,     )





LANNO DE CUESTANNO


		Che ccasi! er terramoto! E accus? ppresto
		taccuccipe ddu bb?tte de sorfeggio?
		Tu ddajje tempo e pproverai de peggio:
		nun zai che stanno ? llanno der bisesto?

		Fratello, vederai che sscenufreggio!
		Sentirai si cche ttibbi de disesto!
		io p?zzodett? incatreda de cuesto
		percho un f?o campanaro der Colleggio.

		Eppoi, va oggi ar Colleggio Romano,
		dimanna de Micchele er Campanaro,
		chiedeje un calennaro grigoriano,

		e ttroverai li ddrento ar calennaro,
		cher bisesto lo messe san Giuliano,
		e vv? dd? ventinove de frebbaro.

		2febbraio1832






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LI PERICOLI DER TEMPORALE


		Santus Deo, Santusf?rtisi, che scrocchio!
		Serra, serra li vetri, Rosalia;
		ch, ssarvoggnuno, vi? una porcheria,
		te sfraggne, nun zia mai, comun pidocchio.

		Purolo sai quer cariccontazia
		cassuccesse ala nonna der facocchio,
		carriv? un t?no e la pijj? inun occhio,
		che mmanco pot dd? ggesummaria.

		E la s?sceramorta de Sirvestra?
		Stava affacciata; ecquella je disceva:
		Presto, ch? ssarifredda la minestra.

		E vvedennoche llei nun zemoveva,
		laggndeastuzzic? ssu la finestra
		Casc? incennerell? cco cquanto aveva!

		1835




۠II


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LI PARAFURMINIII


		Tenteli da conto sti puntali
		de ferro inarberati aggni cantone!
		Come sianticamente, sor cojjone,
		nun usassinoar monno temporali.

		Avete tempo dinvent? invenzione:
		li fraggelli de Ddio s? ssempre uguali.
		E lo sper? cche un furmine nuncali
		pe uno spido, ? un manc? dde riliggione.

		Li veri parafurmini cristiani
		pe tratten pper aria le saette
		e ccacci? vvia li furmini lontani,

		nun z?mmica sti ferri da carzette,
		ma ss? li campanelli loretani,
		le campane, e le parmebbenedette.

		1834









  


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    , VII   (1808 1883)  ,   I ,  ,  ,     





LI GGIOCHI DARGENTINA


		Jerzera, ala commedia, quer zor Pianca
		che ccammia er vino inacqua e llacqua invino
		e vve f? ppar omo un burattino,
		er tutto pe vvert? de magg?a bbianca,

		volenno quarche oggetto piccinino
		da f? spar?, cco la su faccia franca
		se vort? da un parchetto ammanimanca,
		e llann? acchiede ar Prencipe Piommino.

		Sha da sap ccher Prencipe, un po avanti,
		nun v?rzef? una somma ar giucatore,
		pe ccui sce lo ssciusci?rnotutti quanti.

		Dunque astantradimanna, che ffu cquesta:
		Me dia quarcosa piccola, siggnore,
		la ggente je strill?: Ddajje la testa.

		6aprile1835












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     (1797 1848)    (1784 1852),   ( );    9 1833.   .     ,     ,        

   ( ),   (..);   ( )    





LA MOMORIOSA


		Hai nteso er bullettone dArgentina?
		Ma nun zo cchi voranno ?sse lalocchi
		dann? aspenne sti quinisci bbaiocchi
		pe ssent? arrescit? na canzoncina.

		Sfido si sta pivettascindovina
		chi ha inventato li sfrizzolie li ggnocchi;
		chi ? nnato prima, ollovo, ola gallina;
		e ssi Ccristo ha ccreato li pidocchi.

		E ddisce er fijjo mio, cha lletto er Tasso
		e llantre stampe che sse s? stampate,
		che nnun c? ppoi da f? tutto sto chiasso.

		Perch? ste storie e stantre bbuggiarate
		che mmette fora lei pe ppar llasso,
		gran bella forza! laver? imparate.

		3dicembre1832












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LE SCIARLETTE DE LA COMMARE


		Dico, diteme un po, ssora commare,
		che ssetita discennoaMmadalena
		che lluime pista, e nun c? ppranzo e ccena
		che ffinischi tra nnoi senza caggnare?

		Ebb?? SsiUstacchio me bbastona, ? affare
		da pijjavvenem ttutta sta pena?
		Che importa avvoi? Me mena, nun me mena,
		? mmarito e pp? ff? cquer che jje pare.

		Che vve nentra inzaccoccia, sora ssciocca,
		de li guai nostri? Voi, sora stivala,
		impicciateve inquello che vve tocca.

		Vardelall? sta scianca accressceccala!
		Lei se tienghila lingua inne la bbocca,
		e ssaricordi er fin de la scecala.

		1835






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   ,     (https://www.litres.ru/chitat-onlayn/?art=70501012)  .

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