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   (17911863)    ,     2279    .    ,      ,          XIX .    :     ,     ,      .     ,  ,     .





 

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ISBN978-5-0059-8975-8 (. 13)

ISBN978-5-4498-0254-5

     Ridero












Io qui ritraggo le idee di una plebe ignorante, comunque ingran parte concettosa ed arguta, e le ritraggo, dir?, col concorso di un idiotismo continuo, di una favella tutta guasta e corrotta, di una lingua infine non italiana e neppur romana, ma romanesca. (G.G.Belli, Introduzione ai Sonetti).

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* . . . Inprimis et ante omnia (  )

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FIDASSE? BBENE, E NNUN FIDASSE ? MMEJJO


		Pe ste tu communelle co Ttomasso
		hai da st? fresco tu ccomer pancotto.
		Cuello ? un garganteche nun move un passo
		si nun ce vi? la su morale sotto.

		Dijje le tu bbudelle ch stai grasso!
		Seguita acconfett? sto galeotto:
		e cquanno hai gusto darimane aspasso,
		lasselo lavor? ssotto cappotto.

		In-primi-e-Antoniate v? ff? ccornuto:
		ma cquesto ? ggnente: eppoi cor tu padrone
		te buggera ala dritta e ssenza sputo.

		E tu, abbasta opri bbocca un chiacchierone,
		vai n estis, tincecischi, restimuto
		come parlassier gran Re Salamone.

		1831




 


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 (Diario di Roma)    (1716 1848.),    (  蠫).   , 1815. .     ,   .        (Notizie per lanno)





ER COMPOSITORE DE LA STAMPARIA


		Grazzie, navemo trenta, ? er fin der mese:
		lo so, ss?, ? er giorno cha da ussc? er giornale.
		E ssi nun essce? ?ppeccato mortale?
		fina er monno? subbisseno le cchiese?

		S? vvestate apijj? ttutte ste sscese
		de capo, finirete alo spedale.
		Un giorno ppi?, uno meno, ? ppoco male.
		Tutte-quante le smanie asto paese!

		Mica ? ppoi pane: mica ? ggranche ccasca.
		Oggi oddomani nun fa ppreggiudizzio:
		nun z?ccose che ppassino bburrasca.

		Er giornale se legaar fin dellanno:
		dunque Ebb?, ssoggi vengheno aluffizzio
		lassateli ven?: cce torneranno.

		3marzo1837












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*    (1797 1856)  , ,   ;  ; , ,   

*  堖  (,  Arcadico,     )





LEVITE


		Che ddisce? V? pparl? cco Mmonziggnore?
		Sor abbate mio caro, abbipascenza,
		Monziggnore per oggi nun d? udienza
		manco venissi ggi? Nostro Siggnore.

		Lui ggni s?bbito st? incirconferenza
		co Mmonz? Bbuzzar?lo stampatore,
		pe ff? stamp? le vite coggni utore
		se scrivepe dd? ggusto aSsu Eccellenza.

		Sto gusto lo sa llui cosa je costa;
		perch, mm cche lo sanno, spesso spesso
		je spidischeno vite pe la posta.

		M la massima ? bbelle stabbilita:
		abbasta che ssii nato, ar monno adesso
		chiunque more ha da lass? la vita.

		1837






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*  ,   Giornale arcadico   1819.     ,    ,    ,  ,  ,  ,   .  C         sacra petti,          (osacratissimo petto di Catone).  , ,       





LA COMPAGGNIA DE SANTI-PETTI


		Mattia! chi bbestie sciainellOsteria
		che sse sentenourl? ccome li cani?
		Sci?lArc?dichie Arg?lighiromani,
		che un po ppiaggneno e un po ffanno alegria.

		E cche vv? dd? Arzigoghili, Mattia?
		V? dd?: ggente che ssa; bboni cristiani,
		che ssullarco dellArco-de-Pantani
		te sce ponno stamp? una libbraria.

		Ma cqui cche cce sta aff? ttutta stasoma
		de Cac?rdichi oddantroche jje dichi?
		Fa una maggnata perch? nnata Roma.

		Ah?, ho ccapito: s? li SANTI-PETTI,
		che ttra lloro se gratteno, e lAntichi
		li suffragheno affuria de fiaschetti.

		23aprile1834






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LA LISTA


		M cche ss? ssolo e cche nun c? er padrone,
		vedemo sillagresta oggi va mmale.
		?ooh, un grosso ho gguadaggnato sur cappone,
		du bbajocchi sullerbe, uno sur zale.

		Sei e mmezzo lo scorzo de carbone
		cho sseggnato de ppi?, cquattro er ciggnale
		mezzo er pepe, uno er riso, uno er limone
		che mmavanz? da jjeri, e ttre er caviale.

		Poi mezzo grosso cho ttiratofora
		pe spesette minute, e ppi? un bajocco
		su la marvache sserve ala Siggnora.

		Mezzantro grossottra fformaggio e ffrutti
		Quant?? Tre ggiuli inpunto. Eh nun z? ssciocco.
		Ma aringrazziam Iddio: lo fanno tutti.

		1834




  


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ER PADRONE BBONANIMA


		? ito inparadiso. Morzejjeri,
		povero galantomo, indun assarto
		d?simaattrediscioramenun quarto
		quannio stavo ssciacquanno li bbicchieri.

		Tutto pe ccausa de stinfame apparto
		de li letti da d?ali granattieri.
		Eh, sposamia, s?stati li penzieri,
		che ffanno peggio de mazzola e squarto.

		Nun c? rrimedio, lui, fin dar momento
		che pprincipi? arrimettede saccoccia
		parzeun pezzo de lardo affoco lento.

		Sera arrivato astruggeaggoccia aggoccia
		che inne li panni sce bballava drento
		come una noscesecca inne la coccia.

		1837




 


		   
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MUZZIO SSCEVOLA ALLARA


		Tra ssei cherubbiggneri e ddu patujje,
		co le mano dereto manettate,
		Muzzio Scevola intonica da frate
		ann? avanti ar Zoprano de le trujje.

		Stava Porzenno assede inzu le gujje
		che sse vedeno aArbano inarberate.
		Sora mmaschera, come ve chiamate?,
		er Re jje disse, e ccosa s? ste bbujje?.

		Disce: Sagra Maest?, s? Mmuzziossc?vola:
		ve volevo ammazz?; ma ppe n equivico
		ho rotto un coppo incammio duna tevola.

		Ditto accus?, pe ariscont? er marrone,
		cor un coraggio de sordato scivico
		se schiaff? la mandritta inner focone.

		1831






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LI FIOTTONI


		Tutti asto Monno s ppieni de vojje,
		e ggnisuno ? ccontento der zu stato.
		Er marito se laggna dav mmojje
		e lo scapolo invidia er maritato.

		Quer ch? llegato sevorebbe ssciojje;
		quer ch? ssciorto vorebb?sse legato;
		e oggnuno varicconta le su dojje
		che nun ci?nnon ccorpan ppeccato.

		La mi padrona e la mi padroncina,
		ponno appunto serv? ppe mmettefora
		la mostra de sta bbella palazzina.

		La madre, semprigrazzia, attutte lora
		smania d?sse chiamata siggnorina:
		la fijja poi de divent? ssiggnora.

		1834




 


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ER ZERVITORE INZONNOLITO


		So ccinque notte ossei che la padrona,
		pe vvia de quer gruggnaccio daccidente
		che mmo jje fa dda cavajjer zerpente,
		me lassa accont? oggnora che Ddio sona.

		Te pare carit?? cche! sse cojjona?
		Come ser giorno nun fascessi ggnente!
		Ma stasera, osservente onun zervente,
		vojjo f? na dormita bbuggiarona.

		Lei che ssarza ggnisempre ammezzoggiorno,
		acchi sta ss? dda lo schiopp? ddellarba
		onun ce pensa, onun je preme un corno.

		Me liscenzio: er crep? ppoco maggarba.
		De ll? nun c? ccarrozza de ritorno.
		E cquanno so mmortio, damme de bbarba.

		1830




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ER PESSCIVENNOLO


		Er Zantocchioche bbascia le paggnotte,
		che ttutte le matine sente messa,
		che le notte che cc? la mezza-notte
		nun maggner?a cuer ch? una callalessa,

		cha scrupolo assent? pparl? dde fessa,
		e abbruscerebbe vive le miggnotte,
		mentre che inverbarticolo de fotte
		lo schiafferebbe inculo aunAbbatessa;

		invesce de pagammeer zanguemio,
		pijja er pessce, e mme disce chiare ttonno:
		Naverai tanta grolia avantaDdio.

		E io, che nnun ciabbozzo, jarisponno:
		Sta moneta nun curre inner cott?o.
		La grolia inCelo, e li quadrini ar Monno.

		1833






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LI MIRACOLI DE LI QUADRINI


		Chi ha cquadrini ? una scima de dottore,
		senza manco sap scrive n ll?gge:
		p? spar? indove v? rr?tti e scorregge,
		e ggnisuno da lui sente er rimore.

		P? av inculo li ggiudisci, la L?gge,
		locchio der Monno, la vert?, e lonore:
		p? ff? mmagaraddio, lo sgrassatore,
		e r Governo sta zzitto e lo protegge.

		P? ingravid? oggni donna a-la-sicura,
		perch er Papa aludienza der Giardino
		je bbenedisce poi panza e ccratura.

		Nun c? ssoverchiaria, nun c? rripicco,
		che nun passi collarma der zecchino.
		Viva la faccia de quann-uno-?-rricco!

		1834




 


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LI COMPRIMENTI DE LE LAVANNARE


		Passa er Papa, eh, Lusc?a? Perch, Vvincenza?
		Nu lo vedi si cquanta puzzolana?
		Care quele fijjacce de puttana!.
		F?ssimo fijje tue, bbrutta schifenza.

		Eh regazze, pagamo sta mammana
		cavmo fatta lavor? accredenza?
		Eh scrofa, chi ttha ddata la liscenza
		dussc? da Ripa pe vven? infuntana?

		Pe ff? llogo allorantre ussc?mo noi.
		La pulentara ? mmatta inner ciarvello.
		Tirate, zzitellucce, er fiato avvoi.

		Addio porca da grasso pe lassggna.
		Addio vacche da carne de mascello.
		Affiumaccio, ala chiavica, caroggna.

		1844






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LAFFARUCCI DE LA SERVA


		Ti?, Ppippo, intanto maggnetesto petto
		de bbeccaccia inzarm? cch? ttanta bbona.
		E ecco le sarciccee la fettona
		de pane casareccio che ttho ddetto.

		Assei ora vi? ppoi per vicoletto,
		e sta attentalorloggio quanno sona;
		chio pe ssolito allora la padrona
		lho ggi? bbelle spojjata e mmessalletto.

		Un quarto doppo io te dar? er zegnale,
		tirer? er zalissceggne, e ttu vviavia
		sscivolainner portone e ppe le scale.

		Come sei ddrento poi, nun f? er balordo:
		va dritto dritto inne la stanziamia,
		perch la padroncina ? ggi? daccordo.

		1834




   


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   ,     (https://www.litres.ru/book/dzhuzeppe-belli/rimskie-sonety-ch-13-69148828/)  .

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