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   (17911863)    ,     2279    .    ,      ,          XIX .    :     ,     ,      .     ,  ,     .    .





 

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  1839 (Public domain) "View of the Capitol im Rome" by W. Br?cke



  ,2021

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ISBN978-5-0055-1239-0 (. 9)

ISBN978-5-4498-0254-5

     Ridero












Io qui ritraggo le idee di una plebe ignorante, comunque ingran parte concettosa ed arguta, e le ritraggo, dir?, col concorso di un idiotismo continuo, di una favella tutta guasta e corrotta, di una lingua infine non italiana e neppur romana, ma romanesca. (G.G.Belli, Introduzione ai Sonetti).

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*         ( XII  5 1823.)





LE CARCERE


		Uscii cuer giorno cheppapa Leone
		fu incoronato: ma tte do un avviso,
		che mmejjo cosa che de st? inpriggione
		s? e nn? pp? ttrovasse inparadiso.

		Ll? mmaggni pane, vino, carne e rriso,
		e lloste nun te mette suggizzione:
		trovi incammera tua tutto prisciso,
		senza pag? nn sserva n ppiggione.

		Ll? ddrento nun ce piove e nnun ce fiocca,
		e nnun c? nn ggoverno n ccurato
		che tte levino er pane da la bbocca.

		Ll? nun lavori mai, sei rispettato,
		fai er commido tuo, e nnun te tocca
		er risico dann? mmai carcerato.

		1832




 


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ER DEPOSITO PER PADRE


		`Na lastra de Carrara, lavorata,
		de sei parmisu cquattro, e ttutta un pezzo.
		`Na fasscia de sbardijjoimpomisciata
		longa de ventisei, larga une mmezzo.

		Duscento lettre e na crosce staccata
		for der pitaffio, co na riga immezzo,
		arte du once mmezza avantaggiata,
		attre bbajocchi luna, urtimo prezzo.

		Nove scudi la tavola de marmo:
		sei le lettre e la crosce; elo sbardijjo
		qu?nisci e mmezzo, assei pavoli er parmo.

		S?ttrenta scudi e ccinquanta bbajocchi.
		Ecco la spesa cha impiegata er fijjo
		pe assciugassele lagrime dallocchi.

		1837




 


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UN DEPOSITO


		Dove nassce la cassia, ammanimanca,
		n? appontemollo, tre mm?api? llontano,
		ce sta ccome un casson de pietra bbianca
		onnera, cor P. P. der posa-piano.

		L?, aRromavecchia, ha dditto lartebbianca,
		ce sotterronno un certo sor Mariano,
		che mmorze de na palla inuna scianca
		ala guerra indovera capitano.

		Duncue, ocqui er morto ? stato sbarattato;
		e allora me stordisco de raggione
		cher governo nun ciabbi arimediato.

		Occhi ha scritto er pitaffio era un cojjone:
		perch, da s? ccher monno s? ccreato,
		questa ? la sepportura de Nerone.

		1831






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LA CRUDERT? DE NERONE


		Nerone era un Nerone, anzi un Cajjostro;
		e ppe lappunto se chiam? Nnerone
		pellanima ppi? nnera der carbone,
		der zangue de le seppie, e dde linchiostro.

		Quer lupo, quer can?bbolo, quer mostro
		era solito add? nnellorazzione:
		Dio, fa cche tutter Monno abbi un testone,
		pe ppoi ghijjottinallo aggenio nostro.

		Lev? afforza er butirroali Romani,
		scann? la madre e ddu mojje reggine,
		e ammazz? ttutti quanti li cristiani.

		Poi bbrusci? Rroma da piazza de Ssciarra
		sino aSsanta-Sant?ro, e sven? arfine
		er maestro co ttutta la zzimarra.

		1835






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*  XVI (1765 1846)  1831.

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CIAMANCHEREBBE QUESTANTRA


		Semo fritti, orreggina: er zor Grigorio
		v? arimettele scedole de carta:
		eppoi nun lo mannate affasse squarta
		co ttutto er zu piviale e r fardistorio!

		Siha bbisoggno de noi, pisscia risorio
		e cce fa ttutti cavajjer de Marta;
		ma un po carid? ss?, vvi?e cciaribbarta
		pe ffijji de Pasquino e de Marforio.

		Eh asta maggn?racqui ttutti s? bboni
		appag? cchi ha dav, ssenza chaspetti:
		che bbella forza de li mi cojjoni!

		Una risma de carta ascaccoletti,
		e ecco le mijjara e li mijjoni
		pe sserv? da quadrini e ffazzoletti.

		1833


















 


		   
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LI SANTI GROSSI


		Quer zacconaccioindove ciariscoto
		er giulio pe mmi soscero la festa,
		nun zade santi che cce n? una scesta
		che pponno d? inner culo aSsanto Toto.

		San Rocco ? pprotettore de la pesta:
		SantEmidio protegge er terramoto:
		Santa Bbibbiana sta ssopra la testa:
		Santa Luscia sullocchi. Eppoi tenoto

		pe la gola San Biascio, pe li denti
		SantAppollonia, e SsantAndrea Vellino
		pe cchi mmore, dio guardi, daccidenti.

		Pe li morti-de-fame San Carlino,
		SantAnna pe le donne partorienti,
		e ppe li maritati San Martino.

		1832






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LI DU` TESTAMENTI


		Ecco, io disse ar giudio: ssippiano piano
		vienghi add? cche li tu commannamenti
		s? uguali intutte ddua li testamenti,
		pe cche mmotivo nun te fai cristiano?

		Badan?i, nun z? bboni funnam?nti,
		marispose Mos?: nnoi, sor Bastiano,
		adoramo Iddio-padre, e r padre ha inmano
		li raggioni de tutti li parenti.

		Sino ar giorno cun padre nun ? mmorto,
		bbe ccabbifatto testam?nto, er fijjo
		dipenne sempre, e, ssi cce ruga, ha ttorto.

		Er vostro Jjesucristo ha er padre eterno:
		io dunque, mordivoi, me maravijjo
		che cce possi mann? ttutti alinferno.

		1835







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LOMO


		Guarda che ccosa ? llomo, e ssi? ppeccato
		de f? sparge ala guerra er zangu umano!
		Dio, che pp? ff? ggni cosa da lontano
		e ppisci? alletto e dd? ddav ssudato,

		pe ccre? lOmo scimpieg? le mano;
		e ddoppo avellobbene smaneggiato,
		je fesce h?h: eAdamo, pe cquer fiato,
		da un pupazzetto divent? un cristiano.

		E aveva appena cominciato avvive,
		che ggi? ssapeva rescit? listoria
		comun de quarantanni, e ll?gge, e scrive.

		E ssapeva chiam? ppuroammomoria
		tutte le bbestie bbone e le cattive
		come noi conosscemo la scicoria.

		1831









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CHI LA TIRA, LA STRAPPA


		Fatto Adamo padron de lanimali,
		incominci? addrittura aarz? lariaccia.
		Nun zalutava, nun guardava infaccia
		come fussinoll? ttutti stivali.

		Nun cerantrope llui che ccanda caccia,
		cavalda sella, scampaggnate, ssciali,
		priscissionecollarchi trionfali,
		musiche, e ccianeriepe la mojjaccia.

		E lanimali, attutte ste molestie,
		de la nescessit?, ccome noi dimo,
		fasceveno vert?, ppovere bbestie.

		Nun ce fu ccher Zerpente, che, vvedute
		tante tiranner?e, disse per primo:
		M vve bbuggero io, creste futtute.

		1834






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LO STATO DINNOSCENZAII


		Dico, faccia de grazzia, sor Abbate:
		si er padrAdamo nun maggnava er fico,
		e nnun ce fussi m stusaccio antico
		de f? tterra pe ccescie ppe ppatate;

		ciov?, cquanno le ggente che ss? nnate
		nun morissinomai; de grazzia, dico,
		cosa succeder?asi cquarcamico
		se pijjassiaccazzotti oaccortellate?

		Come?! Ggnisuno peccherebbe?! eh ggiusto!
		Che bberlibberarbitrio da granelli
		siAdamo solo se cacciassiun gusto!

		Bbe, llassamo er men?, llevamo er vizzio:
		me spieghi duncue che ssar?ade cuelli
		che cascassinoggi? dda un priscipizzio.

		1833




  


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LO STATO DINNOSCENZAIII


		Si ppecqualuncue bbuggera ggnisuno
		nun potessiinner Monno mor? mmai,
		me levi un antro dubbio, de che gguai
		sar?apellomo ast? ssempre addiggiuno.

		Lei, sor Abbate, ha da cap? cche oggnuno
		potrebbe maggn? ppoco, oggnente, oassai,
		strozz? ppurole pietre, e ccasomai
		bbeveer veleno senza danno arcuno.

		E ccome cresscerebbe uno accroscetta?
		E acche jje servirebbe er pane e r vino,
		e ttutta stantra grasscia bbenedetta?

		Ma cquer che ppreme ? de sap er distino
		che Iddio sciavessidato asta bbuscetta
		dereto, co lliscenza, ar perzichino.

		1833




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 ,     (Caino e le spine, Inferno,XX)





ER ZIGGNORE E CCAINO


		CAINO! indov? Abbele?. E cquello muto.
		CAINO! indov? Abbele?. Allora quello:
		Sete curioso voi! chi llha veduto?
		Che! ss?er pedante io de mi fratello?

		Te lo dir? ddunquio, bbaron futtuto:
		sta aff? tterra pe ccesci: ecco indov?llo.
		Lhai cuscinatot? ccor tu cortello
		quannio nun cero che jje dassi ajjuto.

		L?vemetedavanti ar mi cospetto:
		curre per grobboquant? llargo e ttonno,
		pozz?ssemille vorte mmaledetto!

		E ddoppo av ggirato auna auna
		tutte le strade e le scitt? dder monno,
		va, ccristianaccio, appiaggneinde la luna.

		1834






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   ,     (https://www.litres.ru/book/dzhuzeppe-belli/rimskie-sonety-ch-9-65961442/)  .

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