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ISBN978-5-4498-0254-5

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LI SPIRITII


		Tu cconoschi la mojje de Fichetto:
		bb?, llei ggiura e spergiura cher zu nonno,
		stanno una notte tra la vejje r sonno,
		se sent? ff? un zospiro accapalletto.

		Arz? la testa, e nne sent? un siconno.
		Allora lui cor fiato chebbe inpetto
		strill?: Spirito bbono ommaledetto,
		di da parte de Ddio, che ccerchi ar Monno?.

		Disce: Io millanni addietro era Bbadessa,
		e insto logo che stava er dormitorio
		cor un cetrolome sfonnai la fessa.

		Da un scudo ar piggionante, addon Libborio,
		pe ffamme li sorcismie dd? una messa,
		si mme v?i libber? ddar purgatorio.

		1832




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LI SPIRITIII


		Un mese, oppoco ppi?, ddoppo er guadagno
		de la piastra, che ffesce er zanto prete,
		venne pasqua, e r gabbianoche ssapete
		cominci? allavor? de scacciaragno.

		Ched?? Un buscioar zol?ro! Oh pprete cagno,
		fesceallora er babbeo che cconoscete:
		eccolo indove vanno le monete!
		V?cche lo scudo mio scerca er compagno?.

		Doppo infatti du notte de respiro,
		ecchete la Bbadessa de la muffa
		addajje ggi? cor zolito sospiro.

		Sor Don Libborio mio, bbasta una fuffa,
		strill? cquello; e lle messe, pe sto ggiro,
		si le volete d?, dditele auffa.

		1832







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( .  .  VIII. 76)





LE MALEDIZIONE


		Monziggnor nostro cor messale inmano
		du schizzi dacqua-santa e quattro strilli,
		? annato fora amaled? li grilli
		e approibbije de maggnasse er grano.

		Circalinibbizzione de lo spano
		nun je se po impuggn? ssenza cavilli;
		ma, ar mi poco giudizzio, er maledilli
		nun me pare unazzione da cristiano.

		Grilli, tiggn?le, bagarozzi e ruche
		s? crature de Dio come chenoi:
		sola diverzit? che ss? ppi? ciuche.

		Eh come dunque Monziggnor Crocifero
		p? maledilli, e ppredicaccepoi
		ch? inzin peccato amaled? Lucifero?

		1834







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LE FATTUCCHIER?E


		Quant? vvero, Micchele, che ss? vvivo,
		quer prete amm mme puzza de stregone:
		va incerti loghi e cco ccerte perzone
		chio nu larrivo aintenne, nu larrivo.

		Ti? un cannello de vetro e argentovivo
		attaccataun rampino indun cantone,
		e ggni ggiorno sce pijja condizzione
		der tempo bbono e dder tempo cattivo.

		? ccapasce de divve: Domatina
		v? ttir? vvento, v? ff? ttemporale;
		e r pretaccio futtuto scindovina.

		Abbasta, er zor abbate abbi ggiudizzio,
		chio nun ce metto n ppepe n ssale
		casomai daccusallo aSsant Uffizzio.

		1843






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LA PORTERIA DER CONVENTO


		Dico: Se p? pparl? ccor padrIlario?
		Disce: Per oggi no, pperch cconfessa.
		E ddoppo confessato? Ha da d? mmessa.
		E ddoppo detto messa? Ci? er breviario.

		Dico: Fate er servizzio, fra Mmaccario,
		davvisallo ch? ccosa chinterressa.
		Disce: Ah, cqualunque cosa oggi ? llistessa,
		perch nnun p? llass? er confessionario.

		Pascenza, dico: javevo portata,
		pe cquellaffare che vvavevo detto,
		ste poche libbre cqui de scioccolata

		Disce: Aspettate, fijjo bbenedetto,
		pe vvia che, cquanno ? ppropio una chiamata
		de premura, lui vi?: mm cciarifretto.

		1832






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LI FRATI DUN PAESE


		Senti sto fatto. Un giorno de stistate
		lavoravo ar convento de Ggenzano,
		e ssentivo de sopra cher guardiano
		tirava ggi? bbiastime accarrettate;

		perch, essenno le ggente aridunate
		pe ccant? la novena assan Cazziano,
		cerca cqua, cchiama ll?, cquer zagristano
		drento ale scelle nun trovava un frate.

		Era viscino annotte, e un pispillorio
		gi? sse sentiva inde la cchiesa piena,
		cuanno senti che ffa ppadre Grigorio.

		Curze aintocc? la tevola de scena,
		e appena che ffu empito er rifettorio
		isse: Al, ffrati porchi, ala novena!

		1832






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ER CAPITOLO


		Li frati ereno trenta; effra ccostoro
		venuto er giorno de cre? er guardiano
		prima pranzorno, eppoi doppo lo spano
		calorno infila tutte ttrenta incoro.

		E ll?, auno auno, oggnun del?ro
		(comincianno, sintenne, dar pi? anziano)
		co una cartina siggillata inmano
		ann? afficcalla inun bussolo doro.

		Fatto questo sevenne ala lettura:
		fra Mmatteo, fra Ttaddeo, fra Bbenedetto,
		fra Elia, fra Bbeda, fra Bbonaventura

		Inzomma un doppo lantroun terremoto
		de nomacci, e r guardiano nun fu eletto,
		perch ttutti li frati ebbenoun voto!

		1836




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ER PATTO-STUCCO


		Sto prelato ala fijja der zartore,
		che cciannava astirajje li rocchetti,
		je fesce vede drentaun tiratore
		una sci?tola piena de papetti,

		discennoje: Si vv?i che tte lo metti,
		s? ttutti tui e tte li do dde core.
		E llei fesce bbocchino e ddu ghiggnetti,
		eppoi sarz? er guarnello aMmonziggnore.

		Terminato laffare, er zemprisciano
		pe ppagajje er noleggio de la sporta,
		pijj? un papetto e jje lo messe inmano.

		Disce: Uno solo?! ecche vvor d? sta torta?
		Ereno tutti mii! Fijjola, piano,
		disce, s? ttutti tui, uno pe vvorta.

		1833







		    
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LA PENALE


		Li preti, ggi? sse sa, ffanno la caccia
		aggni sorte de spesce de cuadrini.
		Mo er mi curato ha mmesso du carlini
		de murta acchi vv? dd? na parolaccia.

		Tocc? amm llantra sera ala Pilaccia:
		che ggiucanno co ccerti vitturini,
		come me vedde vince un Lammertini,
		disse pe ffoja Eh bbuggiar? Ssantaccia!.

		Er giornappresso er prete ggi? informato
		mann? affamme chiam? ddar Chiricone,
		e mmintim? la pena der peccato.

		Sur primo io vorze d? le mi raggione;
		ma ppoi me la sbrigai: Padre Curato,
		bbuggiaravve avvoi puro: ecco un testone.

		1832



















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LA GGIUSTIZZIA INGIUSTA


		Nonziggnora: sta vorta, sora Nina,
		fate quivicovoi. Sentite er fatto,
		e vvederete poi ch? un cazzo-matto
		che mmerita dann? ala Palazzina.

		La cosa sta accus?: jjerammatina
		monziggnore me fesce ammazz? er gatto,
		perchera ladro, e annava quatto quatto
		arrubbajje la carne de cuscina.

		Nu lo sapeva lui cher gattomio
		pativa de quer debbole, comhanno
		tutti li gatti cha ccreatIddio?

		Mentre de ladri cqua cce n? un riduno
		che rrubbeno quadrini tutto lanno,
		e nnun je disce mai ggnente ggnisuno.

		1834




 


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LA SANTA CONFESSIONE


		Avessi fatto ar monno ancorappi?
		de tutto er bene che pp? ffasse cqu?;
		fussi un santo, una cosa da stord?,
		fussi un mostro infernale de vert?;

		maggnete, fijjo mio, lecchetetu
		na fetta de salame er venard?,




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   ,     (https://www.litres.ru/book/dzhuzeppe-belli/rimskie-sonety-ch-3-49789278/)  .

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